Di indole estremamente curiosa, attratto dal diverso e dalla novità, sin da bambino la smania di conoscere mi portava a nuove amicizie, a raffiche di domande verso chiunque interloquisse con me, a divorare libri, fumetti, quotidiani, riviste ma anche semplici depliant pubblicitari.
Eppure non bastava mai, restava sempre qualcosa in fondo che non riuscivo a scovare e il limite maggiore non era dentro di me, ma nella difficile reperibilità di fonti e conoscenze che mi aiutassero a sapere e capire. I libri e la carta stampata in genere costavano e la mia famiglia non era tanto benestante da poter soddisfare quel pozzo senza fondo che era la mia fame di sapere, la biblioteca del piccolo paese dove abitavo non era certo quella di Alessandria, la tv era ancora agli albori e comunque è sempre stato un mezzo per sua natura limitato e troppo passivo e anche la possibilità di scambio con altre risorse e competenze umane in un così piccolo paese doveva sottostare a pesanti limiti. Qualche anno più tardi le cose migliorarono un poco, visto che ogni tanto potevo recarmi in qualche biblioteca dei paesi vicini o addirittura in quel fantastico mondo di infinite possibilità, per un adolescente ragazzo di campagna, che era il capoluogo.E ancor meglio quando cominciai anche ad avere qualche soldo dai miei primi saltuari lavori per permettermi di acquistare qualche pezzo di conoscenza in più.....
Ma è chiaro che era sempre molto difficile avere a disposizione mezzi e strumenti, soprattutto proprio quando serviva averli a portata di mano, quando si sentiva impellente la necessità di un confronto o di risolvere un dubbio. Frustrante,castrante: così posso definire quella situazione di isolamento e impossibilità, desiderio accompagnato da impotenza.
Poi pian piano, i primi spiragli di luce dal cosmo: siamo nella prima metà degli anni '90, si comincia a parlare di connettere in rete i nostri pc, una rete dove tutti possono arrivare a tutti e alla loro esperienza, al loro sapere. Nasce il www, nasce una nuova speranza e una nuova prospettiva di vedere il mondo. E io non mi perdo una puntata di Mediamente (a proposito, ne approfitto per ringraziare qui pubblicamente Carlo Massarini, un'poliedrico showman che si prese la briga dal 1995 di alfabetizzare informaticamente l'Italia) una trasmissione della tv di stato che spiegava in modo semplice ma preciso questa nuova realtà e le sue enormi potenzialità : Internet e la multimedialità ;-)
Non stavo più nella pelle, e finalmente nella seconda metà dei '90, dopo quasi 25 anni di attesa avevo tra le mani il mezzo da sempre sognato : conoscenza, condivisione, scambio, approfondimento....tutto li dietro ad uno schermo nel comodo della mia cameretta. Inizialmente erano mille problemi e difficoltà tecniche dovuti all'acerbità della nascente tecnologia, ma ogni successo era un supersuccesso : avevo pian piano accesso a sempre più informazioni, punti di vista, incoraggiamenti o semplici chat in cui trascorrere notti insonni a migliorare il rapporto col mondo.
Col tempo la rete si è notevolmente migliorata, sino ad arrivare all'attuale 2.0, un'aggiornamento che ha portato la reale possibilità di partecipare attivamente a chiunque, con facilità e anche con pochi mezzi. E' chiaro che c'è ancora molto da fare, il divario digitale non è ancora colmato, ma siamo sulla buona strada......
Tutto bello e positivo, quindi? Non proprio, nella mia lettura di come vive la rete c'è l'impressione che ancora la gente non sia davvero pronta alle sue enormi potenzialità e non sempre, anzi è più vero il contrario, chi sta davanti a monitor e tastiera lo fa con la coscienza di avere tra le mani uno strumento per cambiare, e migliorare il mondo. Si è ancora troppo passivi, confusionari e "spreconi". Son convinto che troppo spesso l'uso prevalente di internet sia superficiale, poco attento e molto esibizionista.
Pensiamo a Facebook (come modello dominante di SN) dove si sprecano i "mi piace" e le condivisioni senza che quasi mai gli utenti vadano davvero a leggere il link condiviso e dove quasi mai si riesce a tirar su una discussione matura e approfondita; si hanno amicizie per far numero e per avere l'impressione di contare qualcosa, ignorando che invece si può contare qualcosa anche in pochi se con l'impegno giusto e col vantaggio di maggior attenzione e coinvolgimento.
O il modello chatroulette,
che sarebbe una buona possibilità di confrontarsi con qualcuno a caso, di chissà quale parte del mondo, possibilità che può in qualsiasi momento coinvolgerti in cose (politiche, sociali, morali, tecno-scientifiche o solamente sportive.....) che magari mai avrebbero sfiorato la tua quotidianità, i tuoi sentimenti o la tua coscienza assuefatta alla realtà e all'educazione che si è subita; il piacevole sentirsi stupito di ciò che per altri è scontato, e ancora vivere problemi o carpire soluzioni che a noi, accecati e guidati da altre logiche, non si sarebbero mai presentate; Si, su chatroulette è possibile, ma solo al prezzo di doversi sorbire, con un rapporto di 20 a 1 quando va bene, teste di cazzo (letteralmente) e spettacoli di frustrati ricercatori di audience. Ho conosciuto, su chatroulette, diverse ottime persone, con alcuni è anche nato un rapporto continuo, eppure il dover sopportare così tanti sfigati onanisti finisce per dissuadermi dal suo utilizzo.
La rete è ora accettabilmente matura, come infrastruttura, ma non lo sono ancora i suoi internauti. E ancor peggio c'è il rischio che possa sortire l'effetto contrario: quello di appagare fittiziamente, come già fa da decenni la tv, rendendoci soggetti passivi, nutriti da un patinato e illusorio senso di partecipazione; un semplice sdoppiamento.
Certo è il riflesso di quello che è la nostra società, e non si può obbligare la massa, non si può formare una coscienza in dieci anni, ma bisogna fare di tutto, almeno quei pochi che guardano nella "giusta" direzione(sempre che esista una direzione "giusta") affinché le prossime generazioni, che comunque saranno già svincolate dal disordinato scorpacciare di chi non ha mai mangiato certe pietanze, facciano un uso più misurato, non tanto quantitativamente quanto qualitativamente, della rete. Insegnar loro le potenzialità e i rischi, l'utile e il dilettevole di un mezzo a tutt'oggi praticamente incompreso ai più.
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E' comprensibile, la storia ci insegna che mai i contemporanei sanno apprezzare e far proprie le cose migliori dei loro giorni, ma questo non ci deve far indulgere con noi stessi: sforziamoci, in segno di gratitudine per l'enorme passo avanti che ci è stato consentito, di fare un uso migliore della rete.



