COS'E

venerdì 15 novembre 2013

Zona Franca in Sardegna: le mie paure

Onestamente non so quanto siano verosimili le mie teorie e sono abbastanza conscio delle mie non buone conoscenze dell'argomento, non voglio creare ulteriore confusione, solo esprimere qualche impressione personale ;-)

E' da appurare quale tipo di Zona Franca si vorrebbe mettere in atto qui, ma la tendenza comune tra i favorevoli è quella di una zona franca totale, su merci, servizi, attività....;  fiscale e non solo doganale, come invece è a Malta o in Corsica ad esempio, e che forse sarebbe un po più ragionevole e meno pericolosa, ma che anche implicherebbe minori vantaggi diretti per noi singoli cittadini (e che comunque mi pare varrebbe solo, e questo potrebbe essere un buon incentivo alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato, nei confronti di import-export extraeuropeo)

Anzitutto va detto che le maggiori Zone Franche si hanno e funzionano in stati fortemente centralizzati e con regimi di controllo asfissianti, funzionali e con pene severissime ed effettive.
Solitamente sono circoscritte a piccoli centri, zone o piccolissime isole, e non è il nostro caso: la Sardegna non è così piccola, ne tanto meno facilmente controllabile e non mi pare ci siano altre ZF di cosi estese.
Sicuramente quelle presenti (Azzorre, Madera, Livigno, vari porti e aeroporti) in stati "all'italiana" (non si offendano questi stati dal paragone, è per farmi capire XD), quindi abbastanza libertari e inclini all'accondiscendenza, sono sempre piccolissime.

Singapore, Hong Kong, Dubai..... tutti posti dove la democrazia e i facili costumi italioti te li scordi e dove di conseguenza difficilmente gli imprenditori (e i faccendieri) si distinguono per capacità speculative e giochi sottobanco.
Conseguenza di ciò è anche la peggior situazione lavorativa dei dipendenti (da qualche parte devono pur tirare gli investitori......), e anche se la mia attività prevalente non è quella da dipendente, la cosa mi preoccupa perché dove troppi stanno male, anche tutti gli altri, se non profondamente egoisti e menefreghisti, non possono aspirare a un buon vivere.

Se poi proviamo ad ipotizzare la possibile (quasi certa secondo me) situazione che si verrebbe a creare in Sardegna, grazie alle blande e poco applicate leggi italiane, mi viene da pensare anzitutto ad un'invasione di diseredati, italiani e no, in cerca di fortuna e pronti a non poche bassezza (dal prestanome al corrieraggio, dal lavoro nero al riciclaggio.....). Ma gli stessi sardi, non nascondiamocelo, hanno già dimostrato doti peggiori in quanto al sapersi vendere per pochi spiccioli a organizzazioni e potentati.
La posizione geografica è inoltre l'ideale per camuffare, in mezzo ad un improvviso centuplicarsi di traffici, qualsiasi merce, dalle droghe alle armi. Rischiamo insomma di diventare corsia preferenziale (e già lo siamo abbastanza), in accezione negativa, tra Sud America e Medio Oriente come tra Europa e Africa.
Prova a farlo a Dubai o peggio a Singapore a farti beccare due canne. Qui manco con un quintale di eroina, o un tir di bombe a mano, fai galera.......

Inoltre ad un aumento della popolazione e delle imprese, plausibile e inevitabile, dovrà corrispondere un netto adeguamento di infrastrutture, servizi, opere pubbliche etc. che da un lato, almeno inizialmente, non siamo in grado di offrire e dall'altro, se anche si riuscisse ad affrontarlo, porgerebbe ancora una volta il fianco a infiltrazioni di chi, non sardo perché qui non abbiamo mai avuto grosse imprese specializzate e difficilmente si riuscirebbe ad averle in così poco tempo, da decenni vive e specula su appalti e pubbliche commesse; meglio se con il carattere di urgenza che dà motivazione per saltare anche numerosi "protocolli".

E che dire di tutte le società fittizie o quasi che qui avrebbero i loro uffici e le loro piccole finte officine per poter giustificare produzione e commercio di beni (a costi agevolati) in realtà provenienti da chissà dove?
Un esempio potrebbe essere l'hi-tech, settore che si presta bene: pensate che lo si produrrebbe effettivamente qui? O solo si farebbe finta di produrlo (con eventuale gonfiaggio di fatture in uscita, che tanto le tasse qui sarebbero inferiori rispetto ad altrove) per poi invece importarlo dai soliti posti in cui costerebbe comunque sempre molto meno (a meno che non si decida anche qui di pagare la manodopera quanto la si paga da altre parti e di garantirle gli stessi inesistenti diritti). Il tutto sempre grazie alle (da me presunte ma sino ad ora abbastanza acclarate) mancanze dei controlli e inadeguatezza o inesistenza delle pene.

Col risultato finale, quel che più conta, che i mancati introiti fiscali, e le maggiori spese pubbliche comunque inevitabili, non verrebbero compensati dall'accresciuta mole di scambi e traffici, elusivi ai fini fiscali, e che quindi se da un lato risparmiamo, che so, nel fare il pieno alla macchina, dall'altro dovremo sborsare anche per chi adesso, seppur trova ugualmente il modo di evadere e aggirare le regole, almeno nel fare il pieno alla macchina sborsa quanto noi. O più di noi, assumendo che probabilmente per seguire i suoi giri e far andare le sue attività (o per semplice maggior facoltà di spesa), km con l'auto ne fa più di noi ;-)....
E ancora un altro aspetto, etico-morale: ce la prendiamo tanto con le Cayman per il loro ospitare i segreti, e le percentuali, dei nostri evasori; vogliamo fare lo stesso? Proporci come paradiso fiscale (questo sognano e predicano tantissimi pro Zona Franca) e guadagnare da tasse non pagate da altre parti?

Questi i miei dubbi e le mie paure, ma forse sono solo troppo catastrofico e pessimista sulle capacità di controllo dello stato italiano e ancor peggio sull'eventualità di un miglioramento delle coscienze.
Già perché essenziale e Indispensabile sarebbe comunque una massiva e determinata presa di responsabilità da parte dei sardi tutti. Ma conoscendo la nostra indole ormai completamente italica....
E comunque le mie sono conclusioni personali, senza troppi riscontri probatori ma suggerite da vaghe impressioni.
Nel caso, spero di sbagliarmi, in tutto :-)

sabato 21 settembre 2013

Italiani brava gente o.O

navigamus.blogspot.it
Segretaria debitore n° 1 : "Lunedì la chiamiamo e le facciamo sapere tutto. Comunque un acconto glielo diamo."
Io : "Quale lunedì visto che aspetto da 18 mesi?"
Lei: "No, no stavolta ci siamo, abbiamo già avuto dei bonifici a nostro favore da dei clienti, sa abbiamo dovuto mettere gli avvocati.....La chiamo io  stia tranquillo. Il dott ..... si è raccomandato di pensare a lei prima di tutti."
Io: "Me lo puoi passare?"
Lei : "No, mi spiace, è appena andato via che aveva una riunione al club velico. Ma non si preoccupi, lei è il primo della lista."


marasbedifferent.me
Debitore n°2 (dopo che per mesi risulta irraggiungibile): "Oh, ciao Andrea. Ho visto che m'hai chiamato (almeno una decina di volte in 3-4 mesi ndr), ma non ti rispondevo perché stavo all'estero e non volevo farti spendere un culo di soldi" (Ma grazie, ci tiene alle mie finanze)
Io: "Così tanto tempo all'estero? Hai chiuso l'attività?.....No, perché allora rivengo di persona (come già un anno fa riuscendo così a scucirgli qualcosa) prima che passi da te l'ufficiale giudiziario. Ma stavolta aggiungiamo anche il costo dei 400km e la giornata persa......"
Lui: "eheheh, no, tranquillo. Settimana prossima risolviamo tutto. O almeno un'acconto."

Debitore n° 3 (solo 4 mesi di ritardo e solo qualche centinaia di euro, non riesco neanche ad arrabbiarmi): sempre in giro a far pubbliche relazioni da un locale ad un altro (ed è pastore, mi chiedo che cazzo c'ha da relazionare tutto il giorno); ogni volta che ci incrociamo suona il clacson, mi sorride amichevole, solleva la mano e non perde occasione per offrirmi un caffé: "Cazzo, ti devo dare ancora quei soldi, uff, mi dimentico sempre."
Vabbè, ma ora te ne sei ricordato......Grazie del pensiero. Forse se offrissi un po meno caffè in giro riusciresti anche a pagare i debiti......

Barche a vela, viaggi all'estero, caffè, amari e ristoranti a gogò. Tanto c'è sempre qualche coglione a fine trenino che se la prende nel culo e s'accontenta di un acconto promesso. 
I politici? Sono gli ultimi ad avere colpe, perché sono i cittadini a legittimarli nelle loro azioni immorali :-(
www.hubmagazine.it

martedì 30 luglio 2013

FAR crescere la rete, e noi.


Di indole estremamente curiosa, attratto dal diverso e dalla novità, sin da bambino la smania di conoscere mi portava a nuove amicizie, a raffiche di domande verso chiunque interloquisse con me, a divorare libri, fumetti, quotidiani, riviste ma anche semplici depliant pubblicitari.
Eppure non bastava mai, restava sempre qualcosa in fondo che non riuscivo a scovare e il limite maggiore non era dentro di me, ma nella difficile reperibilità di fonti e conoscenze che mi aiutassero a sapere e capire. I libri e la carta stampata in genere costavano e la mia famiglia non era tanto benestante da poter soddisfare quel pozzo senza fondo che era la mia fame di sapere, la biblioteca del piccolo paese dove abitavo non era certo quella di Alessandria, la tv era ancora agli albori e comunque è sempre stato un mezzo per sua natura limitato e troppo passivo e anche la possibilità di scambio con altre risorse e competenze umane in un così piccolo paese doveva sottostare a pesanti limiti. Qualche anno più tardi le cose migliorarono un poco, visto che ogni tanto potevo recarmi in qualche biblioteca dei paesi vicini o addirittura in quel fantastico mondo di infinite possibilità, per un adolescente ragazzo di campagna, che era il capoluogo.E ancor meglio quando cominciai anche ad avere qualche soldo dai miei primi saltuari lavori per permettermi di acquistare qualche pezzo di conoscenza in più..... 
Ma è chiaro che era sempre molto difficile avere a disposizione mezzi e strumenti, soprattutto proprio quando serviva averli a portata di mano, quando si sentiva impellente la necessità di un confronto o di risolvere un dubbio. Frustrante,castrante: così posso definire quella situazione di isolamento e impossibilità, desiderio accompagnato da impotenza.

Poi pian piano, i primi spiragli di luce dal cosmo: siamo nella prima metà degli anni '90, si comincia a parlare di connettere in rete i nostri pc, una rete dove tutti possono arrivare a tutti e alla loro esperienza, al loro sapere. Nasce il www, nasce una nuova speranza e una nuova prospettiva di vedere il mondo. E io non mi perdo una puntata di Mediamente (a proposito, ne approfitto per ringraziare qui pubblicamente Carlo Massarini, un'poliedrico showman che si prese la briga dal 1995 di alfabetizzare informaticamente l'Italia) una trasmissione della tv di stato che spiegava in modo semplice ma preciso questa nuova realtà e le sue enormi potenzialità : Internet e la multimedialità ;-)


Non stavo più nella pelle, e finalmente nella seconda metà dei '90, dopo quasi 25 anni di attesa avevo tra le mani il mezzo da sempre sognato : conoscenza, condivisione, scambio, approfondimento....tutto li dietro ad uno schermo nel comodo della mia cameretta. Inizialmente erano mille problemi e difficoltà tecniche dovuti all'acerbità della nascente tecnologia, ma ogni successo era un supersuccesso : avevo pian piano accesso a sempre più informazioni, punti di vista, incoraggiamenti o semplici chat in cui trascorrere notti insonni a migliorare il rapporto col mondo.
Col tempo la rete si è notevolmente migliorata, sino ad arrivare all'attuale 2.0, un'aggiornamento che ha portato la reale possibilità di partecipare attivamente a chiunque, con facilità e anche con pochi mezzi. E' chiaro che c'è ancora molto da fare, il divario digitale non è ancora colmato, ma siamo sulla buona strada......

Tutto bello e positivo, quindi? Non proprio, nella mia lettura di come vive la rete c'è l'impressione che ancora la gente non sia davvero pronta alle sue enormi potenzialità e non sempre, anzi è più vero il contrario, chi sta davanti a monitor e tastiera lo fa con la coscienza di avere tra le mani uno strumento per cambiare, e migliorare il mondo. Si è ancora troppo passivi, confusionari e "spreconi". Son convinto che troppo spesso l'uso prevalente  di internet sia superficiale, poco attento e molto esibizionista. 

Pensiamo a Facebook (come modello dominante di SN) dove si sprecano i "mi piace" e le condivisioni senza che quasi mai gli utenti vadano davvero a leggere il link condiviso e dove quasi mai si riesce a tirar su una discussione matura e approfondita; si hanno amicizie per far numero e per avere l'impressione di contare qualcosa, ignorando che invece si può contare qualcosa anche in pochi se con l'impegno giusto e col vantaggio di maggior attenzione e coinvolgimento. 
O il modello chatroulette,
che sarebbe una buona possibilità di confrontarsi con qualcuno a caso, di chissà quale parte del mondo, possibilità che può in qualsiasi momento coinvolgerti in cose (politiche, sociali, morali, tecno-scientifiche o solamente sportive.....) che magari mai avrebbero sfiorato la tua quotidianità, i tuoi sentimenti o la tua coscienza assuefatta alla realtà e all'educazione che si è subita; il piacevole sentirsi stupito di ciò che per altri è scontato, e ancora vivere problemi o carpire soluzioni che a noi, accecati e guidati da altre logiche, non si sarebbero mai presentate; Si, su chatroulette è possibile, ma solo al prezzo di doversi sorbire, con un rapporto di 20 a 1 quando va bene, teste di cazzo (letteralmente) e spettacoli di frustrati ricercatori di audience. Ho conosciuto, su chatroulette, diverse ottime persone, con alcuni è anche nato un rapporto continuo, eppure il dover sopportare così tanti sfigati onanisti finisce per dissuadermi dal suo utilizzo.

La rete è ora accettabilmente matura, come infrastruttura, ma non lo sono ancora i suoi internauti. E ancor peggio c'è il rischio che possa sortire l'effetto contrario: quello di appagare fittiziamente, come già fa da decenni la  tv, rendendoci soggetti passivi, nutriti da un patinato e illusorio senso di partecipazione; un semplice sdoppiamento.
Certo è il riflesso di quello che è la nostra società, e non si può obbligare la massa, non si può formare una coscienza in dieci anni, ma bisogna fare di tutto, almeno quei pochi che guardano nella "giusta" direzione(sempre che esista una direzione "giusta") affinché le prossime generazioni, che comunque saranno già svincolate dal disordinato scorpacciare di chi non ha mai mangiato certe pietanze, facciano un uso più misurato, non tanto quantitativamente quanto qualitativamente, della rete. Insegnar loro le potenzialità e i rischi, l'utile e il dilettevole di un mezzo a tutt'oggi praticamente incompreso ai più. 
read-write-UNDERSTAND

E' comprensibile, la storia ci insegna che mai i contemporanei sanno apprezzare e far proprie le cose migliori dei loro giorni, ma questo non ci deve far indulgere con noi stessi: sforziamoci, in segno di gratitudine per l'enorme passo avanti che ci è stato consentito, di fare un uso migliore della rete.

domenica 26 maggio 2013

MATURITA' o rincoglionimento?

Non so voi, mi riferisco ai signori "mezzaetà", ma a me capita da che sono adulto (mi vien da ridere solo a pensarci, io adulto? eppure i ragazzini ormai mi vedono così, addirittura qualcuno mi da, con mio grande sconforto, del lei) di sentirmi, e dovermi combattere, sempre più conservatore, sospettoso (quasi complottista) e "chiuso".
Faccio di tutto sia chiaro per non tradire il bambino per l'uomo (uomo? ancora mi vien da ridere XD), 

mi impongo contro ragione e sentimento di non cedere a queste tentazioni di maturità, però è una lotta costante. Sinceramente l'io che sento di essere, adolescente, avventato e imprudente, prende quasi sempre il sopravento e riesce a farsi rispettare. Ma è stranamente imbarazzante ascoltarsi parlare e pensare in contrasto con un'istinto, direi subentrato, che invece vorrebbe sostenessi il contrario e che comunque non si da mai per vinto. Da quel punto di vista ha il mio stesso carattere, pensa sempre di potercela fare.....
Mi riferisco a scelte grandi e piccole del quotidiano, ma soprattutto ai miei punti di vista su innovazioni troppo spinte, su tecnologie di dubbia sicurezza e sulla pericolosità (sociale, ambientale, politica) che il nuovo troppo avanzante porta con sé. 
http://tinyurl.com/o9rmgl9
Da ragazzo mi entusiasmava tutto ciò che era nuovo senza se e
senza ma, più era misterioso e indecifrabile e meglio era. Tuttora ho un debole per le novità, ma, appunto, c'è sempre un ma o un se.....
Penso sia naturale, forse gli ormoni, o che l' istinto di conservazione, vedendosi pian piano sconfitto dal tempo, sia  inversamente proporzionale ai pochi anni che mi restano (tiè), però non me lo aspettavo che potesse essere cosi disturbante. E ancora ho grossi margini di peggioramento.....
Ogni nuova scoperta, invenzione o teoria troppo spinta portano con sé l'orgasmo del volerci provare accompagnato dalla paura del farci del male, e questo un po smorza il desiderio del nuovo e avvicina al conservatorismo.
Anche politicamente mi capita di essere in contrasto con me stesso un po troppo sovente. Ancora il "maturo" cerca di distogliermi da credo e principi fondamentali che reputo, adolescenzialmente , inamovibili. 
Immagino di conseguenza che sia un po ciò che succede anche ai nostri signori della stanza dei bottoni, e probabilmente tra loro alcuni (pochi) resistono e non cedono alla maturità e al nuovo io che cerca di insediarsi, altri no. 
E questi ultimi sono quelli che vediamo continuare a sventolare certe bandiere, perché ormai non ne possono più fare a meno per vie delle etichette grazie alle quali stanno dove stanno, per poi agire in netta contrapposizione. 
http://www.ilculturista.it/cultura/?p=8526

Vi sono poi anche quelli che hanno proprio la faccia come il culo, ma comincio a pensare che siano più degni ed onesti di quegli altri, e cambiano bandiera e pensiero senza stare a tormentarcisi troppo.

Ecco perché, se si vuole puntare al progresso, vero progresso adeguato ai tempi e alle future generazioni, è indispensabile fare largo ai giovani, e anche ai giovanissimi. Del resto è a loro che dobbiamo consegnare il mondo e almeno loro sono scevri da tentennamenti di "matura autoconservazione" (ovvero cinico opportunismo).
Intanto io ogni volta che sento il tormento, per non sentirmi solo e non rischiare di cascarci, m'aggrappo a Guccini:) 
"Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza ad invecchiare senza maturità"


giovedì 2 maggio 2013

ISTELLA non brilla.......

E' da poco nata una stella. Se ne è parlato in giro, ma forse non quanto si aspettavano i suoi genitori, quelli di Tiscali. E il suo orgoglioso (e un tantino presuntuoso, che pure non guasta) padre Renato Soru. Stiamo parlando di  ISTELLA (in sardo appunto stella).

Un progetto certamente ambizioso che addirittura si pone come obiettivo quello di divenire l'archivio di riferimento del sapere italiano.  
Cosa neanche tanto difficile visto che, esclusa wikipedia che pero è un'enciclopedia con tutti i limiti del caso (precise regole da rispettare nella stesura, nella formattazione, negli argomenti proponibili,.....), non esiste ancora qualcosa che si sobbarchi questa responsabilità. Il tutto costruito da noi, gli utenti italiani che dovremmo mettere a disposizione il nostro sapere ad uso della collettività: dalla tesi universitaria alle foto del nonno,  dalle registrazioni della band in cantina alla raccolta scannerizzata delle riviste d'annata... e ancora mappe, documenti, racconti, storia, esperienze, studi e ricerche, insomma tutto ciò che è produzione scibile. 
Encomiabile, ma probabilmente troppo generico e indisciplinato, almeno per ora, da non poter trovare un'effettiva utilità organica.  
Lui, Renato, appare molto fiducioso, sicuramente ci crede e non solo da imprenditore. Ne parla con un entusiasmo (un parolone se riferito a Soru...) e una puerile caparbietà da far tenerezza.
Una gestazione decennale (seppur frammentata e non programmata con cognizione) non è pero, a mio avviso, bastata per rendere effettivamente utilizzabile l'idea nel raggiungimento dell'obiettivo.
Troppo dispersiva e troppo indirizzata verso la sfida ai social-net. Ricorda un po pinterest e per certi versi un po anche twitter (facebook no, per fortuna). 
Il risultato, per ora, è che si gli utenti un po partecipano, ma lo
fanno senza troppa lena e soprattutto senza coscienza del vero intento: l'idea più diffusa è che si tratti di un motore di ricerca (che neanche trova un cazzo per dirla tutta) con qualche orpello in più: una bacheca in cui "pinnare" cio che è piaciuto (ma penso che sia nettamente superiore lo spam....), la possibilità di commentare i link, ricondividerli e seguire qualcuno, e comunque manca ancora troppo di fluidità e funzioni di base che sarebbero indispensabili, ma che non dovrebbero tardare ad arrivare, a detta dei responsabili. Insomma siamo ancora praticamente in beta. 

Nello specifico l'uso che ne stanno facendo gli utenti è abbastanza confusionari, si tende, nello spazio condivisione, a linkare un po di tutto tirando a casaccio, con tanti doppioni e rimandi che, se si riempono l'occhio,  non danno l'impressione di avere spessore o importanza nevralgica in un ottica di archiviazione e centralità di ricerca cultural-nazionale. 
Per non parlare poi dei contributi diretti degli utenti : praticamente inesistenti, sia quantitativamente che soprattutto qualitativamente. Qualcuno lo usa più che altro nel tentativo di autoreferenziarsi e di ritagliarsi uno spazietto tutto suo.... Ma in quanto a documenti "pesanti" ed effettivamente utili, ancora non si vede un gran che.
Ora c'è anche da pensare che gli users non siano pronti, non abbiano recepito il messaggio o più probabilmente : "ma chi cazzo me lo fa fare?", ma ciò non toglie che viste le aspettative pre-lancio, fra gli addetti ai lavori forse anche superiori a quelle del flop VOLUNIA, è logico che si rimanga un po con l'amaro in bocca. 

Un simile progetto Renato lo aveva già iniziato e portato avanti egregiamente in sede istituzionale, quando era presidente della regione Sardegna, con SARDEGNA DIGITALLIBRARY
e c'è da dire che in quel caso il risultato fu ottimo, tanto che l'archivio digitale, riguardante storia, cultura e attualità della Sardegna, che ne venne fuori è sicuramente uno dei più completi e ben assemblati del genere nel panorama internazionale. Ma probabilmente fare qualcosa di circoscritto alla cultura di un isola era sicuramente più facile e in più con la spinta della, sacrosanta, giustificazione istituzionale e identitaria. E comunque a realizzare il progetto furono professionisti competenti e retribuiti, non utenti sbadati abituati alle condivisioni di barzellette.....
Un altro appunto negativo riguarda la proprietà dei contenuti: Tiscali ne diventa comproprietaria con i contributors con assoluta libertà d'uso, anche commerciale (ecco qui si, assomiglia parecchio a fb). Forse non è la scelta migliore per guadagnarsi la fiducia degli utenti......
A bilanciare ciò una, dichiarata, massima attenzione alla privacy e alla non catalogazione degli utenti.
In definitiva ampi spazi, intere praterie, di miglioramento per una buona trovata che fatica però a trovare consensi e che sicuramente ha bisogno di non poche implementazioni e miglioramenti se vorrà conquistarsi, e deve rubarli, non dimentichiamolo, a bigG in primo luogo, gli internauti a cui Tiscali vuole offrire una nuova social- ricerca e un nuovo modo, più utile e meno leggero, di servirsi della rete.

mercoledì 24 aprile 2013

SCHWAZER, il doping e la necessità socio politica di praticarlo. Per vincere.


Povero Alex Schwazer, un'altra vittima.
Del doping? No del perbenismo, dell'ipocrisia e della competizione esasperata che nello sport, come nelle attuali vicissitudini sociali, ti costringe a ricorrere a qualsiasi sotterfugio se vuoi emergere. Perché tutti lo fanno, almeno tutti quelli emersi e vincenti, e se non fai lo stesso sai di essere tagliato fuori in partenza, neanche ci arrivi alle olimpiadi, e solitamente neanche alle finali regionali della valle d'aosta, dove pure demograficamente si dovrebbe avere un qualche vantaggio e una qualche possibilità di vincere "pulito".


Uno dei miei migliori amici, faceva sport seriamente, guarda caso atletica, arrivando a sfiorare il professionismo; poi, per vari motivi, ha smesso, almeno di fare davvero sul serio, verso i vent'anni. Non era male, anzi; ma dice di essere sicuro che i suoi margini di miglioramento senza altri additivi erano pressoché irrisori. Avrebbe potuto fare qualcosa in più, ma non quell'abisso di MINUTI (almeno 2 nei 5000mt) in meno che gli sarebbe stato necessario.
Senza doping non era possibile!!! Eppure era congenitamente predisposto a quella disciplina: sin da bambino non gli tenevano testa neanche atleti di 2-3 anni più grandi, e vinceva anche gare di discreta importanza. Negli allenamenti non si tirava certo indietro. Insomma ce l'avrebbe potuta fare ne erano convinti tutti, e verso i 18-20 anni è appunto arrivato al confine o quasi, per sua ragionata ammissione, di quello che un essere umano "naturalmente" può fare. Per andare oltre, ripeto di almeno 2 min sui 5 km, ed entrare nei pro, serviva altro, figuriamoci per arrivare a mondiali olimpiadi o record vari..... E ammesso anche che i recordman siano meglio predisposti geneticamente e che abbiano migliori metodi di allenamento e maggior caparbietà, non penso siano giustificabili tempi del 20-25% migliori...
O ancora potrei parlarvi di un altro mio amico e coetaneo, fortissimo nel ciclismo, tanto che ad un certo punto venne ingaggiato da una importante squadra di altissimo livello. Vi durò un anno scarso e poi, pure essendo per lui le due ruote una ragione di vita sino ad allora, abbandonò del tutto l'agonismo. Mi ha sempre detto, da subito, che lassù funzionava tutto a pane e siringhe e lui proprio non ne aveva il coraggio.
Sono fortemente convinto che qualsiasi professionista, in qualsiasi sport e ancor di più negli sport più faticosi e logoranti (atletica, ciclismo,nuoto..) faccia uso di sostanze dopanti, legali, illegali o sconosciute.

Ma allora perché ne acchiappano così pochi? Perché altrimenti significherebbe rompere deliberatamente il giocattolo, significherebbe sconfessare una retorica vecchia di migliaia di anni, significherebbe sminuire gli idoli, e tutto ciò che muovono ($), svelare la falsa innocenza dello sport, l'attività più pura per antonomasia, significherebbe ammettere che solo col trucco e con l'inganno si possono conseguire risultati eclatanti.
http://www.workbook.com/blog/tag/cycling-doping#page=1
Del resto è la stessa cosa che capita tutti i giorni in tutti i settori: solo dopati dalle piccole e grandi truffe, da inganni e raggiri, da reconditi comportamenti delinquenziali si riesce ad emergere in modo clamoroso e sovrastare chi invece gioca pulito.La sintesi e l'esemplificazione è la politica


, ma non mi voglio addentrare, mi limito a dire che il macchiavellismo, la miglior dote per un politico, prevede come qualità   sine qua non questi doping comportamentali.....
Penso che l'esempio più chiaro del "si sa ma non si dice" sia quello del mai abbastanza lodato, come calciatore, Dieguito Maradona.
Ma voi pensate davvero che quel ragazzo, arrivato dalle peggiori periferie di Buenos Aires, abbia conosciuto il vizietto che lo ha portato alla rovina e ne sia diventato schiavo a trent'anni? Suvvia, siamo onesti e realisti, lo stesso Barcellona si "disfò" di lui perché subodorava, o meglio sapeva. Non erano tempi di compravendite calcistiche come quelli odierni, e quando trovavi un giocatore così, soprattutto se eri una delle più grosse società al mondo, te lo tenevi ben stretto, era un epoca dove ancora esistevano i valori, le bandiere e i calciatori cambiavano maglia ogni 10 anni. E inoltre uno così non lo cedevi a una società di secondo piano (senza offesa per il Napoli, ma così era) ne avresti trovato ben altre disposte a comprarlo, ma forse non a far finta di niente e rischiare tanto....
Ma a chi avrebbe giovato sputtanare quel fuoriclasse che incantava il mondo intero? Era forse il migliore di tutti i tempi e tu lo facevi fuori per qualche striscia di coca vietata dai regolamenti? Non sarebbe convenuto a nessuno, meglio coprirlo, essere accondiscendenti e sfruttarne le uova d'oro. Almeno sino a quando non ha cominciato per altri motivi, sociali e politici imho, a star sulle balle e ad avere troppo seguito e possibilità di trascinamento popolare. O forse magari per più futili motivi che io ignoro o non focalizzo, ma tant'è che solo quando hanno deciso che bisognava farlo fuori lo hanno beccato. Sino ad allora gliene fregava a nessuno.....
E gli altri che vengono smascherati,
senza motivo apparente direte, perché? Beh per alcuni ci saranno motivi che a noi non sono noti, nel senso che qualcuno avrà Le sue buone ragioni economiche, politiche, personali o sportive per farli fuori, ma per la grande maggioranza penso sia solo per dare un'immagine credibile a tutto il movimento, per poter dire : <Visto? qualche mela marcia c'è non lo si può negare, ma noi vigiliamo, e le facciamo fuori...continuate a tifare e a darci i vostri soldi e il vostro appoggio>.
Come succede in politica, ripeto.

domenica 21 aprile 2013

POTATURE- il sapere non praticato

Il periodo delle potature, negli olivetti in Sardegna, è quasi terminato. 
Sono stati eliminati tutti i vecchi rami improduttivi, che impoverivano col loro grosso succhiare gli ulivi e che erano di ostacolo per le nuove generazioni che scalpitano dalla voglia di produrre qualcosa. 
Le motoseghe e i segacci non hanno risparmiato neanche tutti quei giovani polloni che, cercando una via più facile alla vita, si erano insediati in posizioni a loro favorevoli ma deleterie per la buona condotta delle piante su cui insistevano. Inoltre i loro frutti, se mai ne avessero prodotto, sarebbero stati difficilmente raggiungibili nel periodo della raccolta. 

Ora i rami di nuova e buona volontà sono stati messi nelle migliori condizioni perché possano svilupparsi e produrre i frutti migliori.
Ci vuole tempo, il tempo necessario di ogni ciclo, ma certamente non deluderanno le aspettative. 
Già quelli messi in condizioni ottimali l'anno passato, con l'arrivo della primavera stanno rivelandosi un pullulare di fiori e di buone aspettative.
L'uomo, cosi imbecille e incapace nel gestire le umane potature all'albero della società, almeno con la natura è riuscito a far tesoro degli insegnamenti e delle esperienze secolari.
Imparerà mai a trasporre queste esperienze?
Ah, io, se serve, quel poco che ho imparato e la mia motosega li metto a disposizione. 
Fatemi sapere.....