E' da appurare quale tipo di Zona Franca si vorrebbe mettere in atto qui, ma la tendenza comune tra i favorevoli è quella di una zona franca totale, su merci, servizi, attività....; fiscale e non solo doganale, come invece è a Malta o in Corsica ad esempio, e che forse sarebbe un po più ragionevole e meno pericolosa, ma che anche implicherebbe minori vantaggi diretti per noi singoli cittadini (e che comunque mi pare varrebbe solo, e questo potrebbe essere un buon incentivo alla ricerca di nuovi sbocchi di mercato, nei confronti di import-export extraeuropeo)
Anzitutto va detto che le maggiori Zone Franche si hanno e funzionano in stati fortemente centralizzati e con regimi di controllo asfissianti, funzionali e con pene severissime ed effettive.
Solitamente sono circoscritte a piccoli centri, zone o piccolissime isole, e non è il nostro caso: la Sardegna non è così piccola, ne tanto meno facilmente controllabile e non mi pare ci siano altre ZF di cosi estese.
Sicuramente quelle presenti (Azzorre, Madera, Livigno, vari porti e aeroporti) in stati "all'italiana" (non si offendano questi stati dal paragone, è per farmi capire XD), quindi abbastanza libertari e inclini all'accondiscendenza, sono sempre piccolissime.
Singapore, Hong Kong, Dubai..... tutti posti dove la democrazia e i facili costumi italioti te li scordi e dove di conseguenza difficilmente gli imprenditori (e i faccendieri) si distinguono per capacità speculative e giochi sottobanco.
Conseguenza di ciò è anche la peggior situazione lavorativa dei dipendenti (da qualche parte devono pur tirare gli investitori......), e anche se la mia attività prevalente non è quella da dipendente, la cosa mi preoccupa perché dove troppi stanno male, anche tutti gli altri, se non profondamente egoisti e menefreghisti, non possono aspirare a un buon vivere.
Se poi proviamo ad ipotizzare la possibile (quasi certa secondo me) situazione che si verrebbe a creare in Sardegna, grazie alle blande e poco applicate leggi italiane, mi viene da pensare anzitutto ad un'invasione di diseredati, italiani e no, in cerca di fortuna e pronti a non poche bassezza (dal prestanome al corrieraggio, dal lavoro nero al riciclaggio.....). Ma gli stessi sardi, non nascondiamocelo, hanno già dimostrato doti peggiori in quanto al sapersi vendere per pochi spiccioli a organizzazioni e potentati.
La posizione geografica è inoltre l'ideale per camuffare, in mezzo ad un improvviso centuplicarsi di traffici, qualsiasi merce, dalle droghe alle armi. Rischiamo insomma di diventare corsia preferenziale (e già lo siamo abbastanza), in accezione negativa, tra Sud America e Medio Oriente come tra Europa e Africa.
Prova a farlo a Dubai o peggio a Singapore a farti beccare due canne. Qui manco con un quintale di eroina, o un tir di bombe a mano, fai galera.......
Inoltre ad un aumento della popolazione e delle imprese, plausibile e inevitabile, dovrà corrispondere un netto adeguamento di infrastrutture, servizi, opere pubbliche etc. che da un lato, almeno inizialmente, non siamo in grado di offrire e dall'altro, se anche si riuscisse ad affrontarlo, porgerebbe ancora una volta il fianco a infiltrazioni di chi, non sardo perché qui non abbiamo mai avuto grosse imprese specializzate e difficilmente si riuscirebbe ad averle in così poco tempo, da decenni vive e specula su appalti e pubbliche commesse; meglio se con il carattere di urgenza che dà motivazione per saltare anche numerosi "protocolli".
E che dire di tutte le società fittizie o quasi che qui avrebbero i loro uffici e le loro piccole finte officine per poter giustificare produzione e commercio di beni (a costi agevolati) in realtà provenienti da chissà dove?
Un esempio potrebbe essere l'hi-tech, settore che si presta bene: pensate che lo si produrrebbe effettivamente qui? O solo si farebbe finta di produrlo (con eventuale gonfiaggio di fatture in uscita, che tanto le tasse qui sarebbero inferiori rispetto ad altrove) per poi invece importarlo dai soliti posti in cui costerebbe comunque sempre molto meno (a meno che non si decida anche qui di pagare la manodopera quanto la si paga da altre parti e di garantirle gli stessi inesistenti diritti). Il tutto sempre grazie alle (da me presunte ma sino ad ora abbastanza acclarate) mancanze dei controlli e inadeguatezza o inesistenza delle pene.
Col risultato finale, quel che più conta, che i mancati introiti fiscali, e le maggiori spese pubbliche comunque inevitabili, non verrebbero compensati dall'accresciuta mole di scambi e traffici, elusivi ai fini fiscali, e che quindi se da un lato risparmiamo, che so, nel fare il pieno alla macchina, dall'altro dovremo sborsare anche per chi adesso, seppur trova ugualmente il modo di evadere e aggirare le regole, almeno nel fare il pieno alla macchina sborsa quanto noi. O più di noi, assumendo che probabilmente per seguire i suoi giri e far andare le sue attività (o per semplice maggior facoltà di spesa), km con l'auto ne fa più di noi ;-)....
E ancora un altro aspetto, etico-morale: ce la prendiamo tanto con le Cayman per il loro ospitare i segreti, e le percentuali, dei nostri evasori; vogliamo fare lo stesso? Proporci come paradiso fiscale (questo sognano e predicano tantissimi pro Zona Franca) e guadagnare da tasse non pagate da altre parti?
Questi i miei dubbi e le mie paure, ma forse sono solo troppo catastrofico e pessimista sulle capacità di controllo dello stato italiano e ancor peggio sull'eventualità di un miglioramento delle coscienze.
Già perché essenziale e Indispensabile sarebbe comunque una massiva e determinata presa di responsabilità da parte dei sardi tutti. Ma conoscendo la nostra indole ormai completamente italica....
E comunque le mie sono conclusioni personali, senza troppi riscontri probatori ma suggerite da vaghe impressioni.
Nel caso, spero di sbagliarmi, in tutto :-)